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News Politica
Legge Finanziaria 2010: tagli alla Sicurezza!
Lega Italia giudica del tutto inadeguata la Finanziaria appena approvata da questo governo lo scorso 22 dicembre 2009, che prevede 100 milioni di euro per la Specificità della professione degli addetti al Comparto Sicurezza, disponibili a decorrere da gennaio 2010 che vanno ad aggiungersi, per il biennio economico 2008/2009 alle risorse stanziate dalle precedenti leggi di bilancio, che hanno prodotto semplicemente incrementi pari al tasso di inflazione. 

A partire dall’anno prossimo il contratto sarà triennale: lo prevede la legge 150/2009 che ha modificato il decreto legislativo 195/1995. E per i miglioramenti economici legati al prossimo contratto che varrà, dunque, per il 2010, 2011 e 2012, la Finanziaria 2010 (art. 2, co. 11) ha stanziato solo le risorse pari alla vacanza contrattuale: 79 milioni per il 2010, 135 per il 2011 e 214 per il 2012.

Il Governo ha ridotto gli stanziamenti sugli appositi capitoli di spesa per il lavoro straordinario, con un taglio di 19 milioni di Euro per i servizi di ordine pubblico, del 20.5% del capitolo di spesa sulle missioni in Italia e all'estero, sulle manutenzioni degli impianti e degli alloggi collettivi, perfino dell'85% sugli armamenti e su alcuni beni strumentali per garantire con efficienza la sicurezza dei cittadini.

Tale disattenzione creerà sicuramente ripercussioni sul funzionamento dell’intero apparato sicurezza, già provato dai tagli delle precedenti manovre finanziarie, che ammontano a circa 3 miliardi. 

Lega Italia è pienamente solidale con gli operatori dell’intero Comparto e con tutte le sigle sindacali che in questi anni hanno sostenuto con forza gli interessi degli operatori delle forze di polizia, garantendo innumerevoli traguardi nella lotta alla criminalità organizzata e il contrasto quotidiano garantito nelle nostre città.

Lega Italia conferma la sua piena presa di posizione affinché questa compagine governativa dia più attenzione alle aspettative degli operatori dell’intero Comparto Sicurezza.

Lega Italia continuerà a sostenere le battaglie delle rappresentate delle Forze di polizia, anche perché è fermamente convinta che la Sicurezza è un dovere importante per ogni Stato civile ed un diritto fondamentale per ogni cittadino!

 
DAVVERO CI VOGLIONO DUE C.S.M.

DAVVERO CI VOGLIONO DUE C.S.M.


Nel dibattito sulla riforma del sistema giudiziario, sembra che vi sia una certa convergenza sulla necessità di sganciare dal Consiglio della Magistratura la giurisdizione in materia di provvedimenti disciplinari.

E’ persistente l’idea della introduzione di quell’Alta Corte di Giustizia che era al centro del progetto elaborato dalla Commissione Bicamerale di Massimo D’Alema, che fu anche la ragione vera della caduta dell’intera iniziativa contro la quale si schierò allora, in maniera rude, l’ANM di Elena Paciotti. La soluzione di questo problema condiziona fortemente l’intera riforma del CSM giacchè non può sfuggire che, privato del potere disciplinare, esso perda moltissima  della sua importanza, scadendo ad organo di mera amministrazione, del personale della magistratura. Non solo, ma l’introduzione di un’Alta Corte potrebbe agevolare una rimeditazione funditus dell’organo di autogoverno della magistratura che, altrimenti, rimarrebbe titolare dei soli poteri di trasferimento e promozione dei magistrati.
Guardando separatamente alle due questioni, non è dubbio che la giurisdizione disciplinare assolva ad una importate funzione anche e soprattutto perché nessuna altra forma di responsabilità  dei magistrati ha mai funzionato. E’ di rilievo che un giudice incapace o corrotto sia cacciato dall’ordine giudiziario ma il cittadino preferirebbe che a ciò si aggiungessero condanne penali in caso di commissione di un reato e risarcimento dei danni che avesse subito per il doloso o colposo comportamento subito. In un sistema di completa ed esaustiva responsabilità, probabilmente la questione disciplinare avrebbe un marginale rilievo. Ne ha molto, invece, solo perchè non c’è verso di vedere un magistrato delinquente andare in galera o un altro che ha danneggiato un cittadino risarcirlo con i suoi soldi. E’ ciò notoriamente accade perchè della responsabilità penale e civile dei magistrati giudicano altri magistrati e, come cane non morde cane, così magistrato copre magistrato ed il cittadino non è mai tutelato.
Se deve affrontarsi il problema della individuazione di un organo competente a giudicare i magistrati, occorre rispondere a due esigenze. A quella di rendere operativo ogni tipo di responsabilità civile, penale e disciplinare ed a quella di attribuire questa giurisdizione ad un organo che non sia composto da magistrati e che non sia attivato da pubblici ministeri. Va bene l’istituzione dell’Alta Corte di giustizia, ma essa sia giudice penale, civile e disciplinare dei magistrati, prevedendo la garanzia dell’impugnazione attraverso la organizzazione al suo interno dei due gradi di giurisdizione e la collaterale istituzione, per le cause penali e disciplinari, di uffici inquirenti. E’ ben sufficiente che ciò accada nell’ambito di un organismo nazionale per il non alto numero degli affari da trattare.
Quanto al destino del CSM, la cui ineliminabilità è dovuta al  principio della separazione dei poteri che impedisce al Ministero della giustizia di essere amministratore dello stato giuridico dei magistrati, io credo che ne debba essere invece incrementato il ruolo, fino a configurarlo come un pieno organo costituzionale, con una composizione come quella preannunciata dal Ministro Alfano, in modo che ciascuno dei poteri fondamentali dello stato abbia il suo vertice: parlamento, governo, CSM. Questa logica rende incompatibile la proposta di due CSM, uno  per i giudici ed uno per i pubblici ministeri, per la elementare ragione che, se dovesse trattarsi del momento sintetico del potere giudiziario, esso non potrebbe che reclamare la rappresentatività di tutte le componenti. A ciò non potrebbe non corrispondere una sensibile crescita qualitativa e quantitativa di funzioni, ad esempio, attraverso il riconoscimento di un potere di proposta legislativa, della rappresentatività nei rapporti con le istituzione giudiziarie estere a cominciare da quelle comunitarie ovvero anche per via dell’incremento del ruolo di gestione degli ingressi e della formazione professionale dei magistrati.
Non credo che le ragioni di sospetto e di riluttanza che oggi giustificato prevenzione nei confronti del CSM possano persistere in un futuro che conosca un organismo da esso separato che assicuri che i magistrati che sbagliano paghino, giacchè tutto ciò che attiene allo stato giuridico dei magistrati non dipende da come si istituiscono gli organismi o dai poteri che ad essi si conferiscono, ma dai contenuti delle leggi che se ne interessano. L’applicazione di criteri meritocratici scaturisce dalle norme che impongono di retrocedere o cacciare lo sfaticato o l’ignorante, non da chi vi deve provvedere.

Carlo Taormina

 
LA FIDUCIA NEI GIUDICI ACCORCIA I PROCESSI

LA FIDUCIA NEI GIUDICI ACCORCIA I PROCESSI

Si discute molto e da sempre della intollerabile lentezza dei nostri processi penali e tutte le ricette, non hanno sortito mai alcun effetto.

Non dico che questo, della ragionevole durata dei processi, non debba essere uno dei principali obiettivi delle riforme che si stanno mettendo in cantiere, ma, se nessun rimedio è stato efficace, vuol dire che non si sono date risposte adeguate alle cause. Io credo che la inarrestabile crescita dei tempi processuali abbia motivazione nel dato, reiteratamente confermato in questi ultimi dieci anni, di una sfiducia della magistratura che ruota intorno al 70% dei cittadini. La fiducia accorcia i processi, la sfiducia li allunga e c’è quindi da capire cosa ci sia all’origine della sfiducia. Certo anche i tempi lunghi alimentano la sfiducia determinando una sorta di corto circuito, ma penso la radice della sfiducia sia da  identificare nella ingiustizia delle decisioni della magistratura. La gente utilizza tutte le sue forze, tutti i marchingegni, chiede agli avvocati ogni possibile atteggiamento ostruzionistico persino fino al boicottaggio legale dei processi, perché non si fida, teme, aborrisce le decisioni dei nostri magistrati. Non è possibile esemplificare perché il fenomeno, che data da lungo tempo, è diffusismo, quotidiano, che non coinvolge solo le sentenze ma anche i provvedimenti che di minuto in minuto si susseguono nelle nostre aule di giustizia. Cito per tutti, lo scempio sistematico che si fa della libertà personale dei cittadini, purtroppo oggi, diversamente da qualche anno fa, nella indifferenza dei mezzi di infamazione.
Sono molte le ragioni delle decisioni sbagliate. Ci sono la politicizzazione, la corruzione, la negligenza, l’ignoranza crescente dei nostri magistrati. Ma sopra queste causali, già da sole sconcertanti, ci sono l’arroganza del potere ed il disprezzo istituzionale per i diritti dei cittadini, sempre più sudditi in un sistema anche politicamente sempre meno conformato alle regole della democrazia ed incline ad un pericolosissimo verticismo. I processi sono fascicoli, le funzioni sono strumenti di strapotere, le vicende giudiziarie fonte ricercata di esibizionismi personali, mai, cioè, qualcuno pensa all’uomo, vittima o reo, con i suoi problemi, con i suoi dolori, ma soprattutto con i suoi diritti. Per toccare con mano che questo Stato è contro il cittadino, basta entrare in contatto con la giustizia. Determinare una lentezza anche esasperante dei processi è, per chi ci capita, una legittima difesa perché è meglio un processo eterno, piuttosto che una sentenza sbagliata o una carcerazione illecita.
Se le riforme di sistema che non si preoccupassero di affrontare questo problema, sarebbero inutili perché i meccanismi ritardatari sarebbero sempre in agguato, troverebbero nuove strade, ardite ed insopprimibili. A meno che la ragionevole durata dei processi non si intenda perseguirla con il taglio dei diritti e addirittura delle libertà costituzionali dei cittadini. Questa sarebbe la peggiore soluzione della quale in questo momento storico bisogna preoccuparsi perché sono troppi i segnali di una preferenza legislativa e politico per questa scorciatoia.
Il passaggio per il percorso giusto non è né agevole né breve. Io sono assolutamente d’accordo con il ribaltamento del tavolo imposto dalla Gelmini per risolvere problemi che hanno radici lontane nella nostra società. E’ della cultura e quindi della scuola che si deve cominciare. Lasciando da parte le altre, diverse, causali di sfiducia nella magistratura di cui ho detto, l’ignoranza di giudici,  pubblici ministeri e avvocati è ormai la regola perchè questa è la regola del mondo accademico e quindi dei laureati che l’università sforna, mandandoli a fare i magistrati o gli avvocati. Il rigore deve tornare forte e chiaro nella docenza e nella discenza  universitaria cui deve competere anche l’affinamento delle doti culturali richieste per le professioni forensi. In secondo luogo, occorrono meritocrazia e meritocrazia. Brunetta se ne è fatto paladino per i dipendenti della pubblica amministrazione, ma dei magistrati non parla. Pur con un diverso status, sono anch’essi pubblici dipendenti stipendiati con i nostri soldi. Se non si interviene su questi problemi, le riforme potranno anche restituire efficienza al sistema giudiziario, ma sarà una efficienza tagliateste perché di tipo burocratico e non culturale.


Carlo Taormina

 
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