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LA CORTE DI CASSAZIONE.
UN ENTE INUTILE DA ELIMINARE
C’era una volta la Corte Suprema di Cassazione. La Costituzione l’aveva messa al vertice della magistratura e i giudici che ne facevano parte erano i migliori, i più preparati, esperti e intelligenti.
I Padri Costituenti avevano voluto che la Cassazione svolgesse due ruoli fondamentali non solo nell’ambito della magistratura ma nell’intero sistema democratico. Essa avrebbe dovuto assicurare la legalità di tutte le decisioni adottate dai giudici della Repubblica e la loro conformità ai generali e fondamentali principi di diritto. Ed in effetti a questo ruolo la Corte ha assolto egregiamente per molti anni fino a quando politicizzazione, sete di potere e correnti sessantottine del “diritto libero” non hanno avvelenato la magistratura. Bande armate di odio e assetate di eversione democratica si sono infiltrate nell’ordine giudiziario col solo intento di distruggere la toga che indossavano ed il primo obiettivo è stato proprio l’abbattimento della Corte di Cassazione. L’operazione aveva lo scopo di sottrarre i giudici ad ogni controllo e di impedire la elaborazione di quei principi la cui vincolatività avrebbe impedito di sguazzare nell’arbitrio politico e non solo. Emblematica la storia di Corrado Carnevale, il “giudice ammazza sentenze” reo di essersi ribellato all’avanzata dei carriarmati che i giudici di merito guidavano contro la Corte Suprema per schiacciarla. Fu cacciato, processato, vilipeso e solo oggi, riabilitato, è nuovamente al suo posto, ma qui lunghi anni furono anche quelli del completamento di un percorso di cui oggi si pagano le conseguenze.
La banda armata si è progressivamente impadronita della Cassazione e oggi la occupa. I magistrati d’Italia che vogliono fare il porco comodo loro senza essere controllati, hanno infilato nella Corte i loro sodali e il gioco è fatto.
Si sono inventati una sezione “speciale” che inghiotte quasi il 50% dei ricorsi dichiarandoli inammissibili. Nel gergo viene chiamata la discarica della Cassazione, la quale inghiotte con indifferenza assoluta anche condanne all’ergastolo.
La scarsa preparazione dei magistrati presenti in Cassazione, spesso destinazione di giudici o pubblici ministeri sottoposti a procedimenti disciplinari e per questo allontanati dalle sedi originarie; la sistematica ed endemica assenza dei magistrati dagli uffici, ove si appropinquano, come lumache tirate fuori dalla pioggia, nei giorni delle udienze muniti di fascicoli spesso ancora incartati perchè rimasti nelle caselle della posta, la straffottenza e l’arroganza che vengono vantate anche in nome del ruolo di vertice dell’istituzione ma che poggiano sui piedi d’argilla dell’ignoranza e della negligenza, sono le causali del rigetto di un altro 40% dei ricorsi. E’ mai possibile che su 100 ricorsi 90 sono sbagliati? Si, è possibile per l’aberrante degenerazione oggi raggiunta.
Io credo che, in questo contesto e rebus sic stantibus, se c’è qualcosa da abolire è proprio la Corte di Cassazione, diventata un carrozzone che costa milioni di euro, che occupa – si fa per dire – oltre 400 magistrati che noi paghiamo coi nostri soldi perché producano ingiustizia e per non fare nulla. E’ in atto una saggia epurazione di enti per le loro inutilità. Oggi va detto con franchezza che anche la Corte Suprema di Cassazione, così com’è, è divenuta un ente inutile da sopprimere.
E’ tempo, però di riforme. E’ necessario essere anche costruttivi e penso che non ci sia solo il federalismo fiscale da realizzare per ammodernare il nostro Paese. C’è bisogno anche di federalismo giudiziario. Per rivivificare il ruolo della Corte di Cassazione, credo che, senza entrare in complicati particolari, debba puntarsi su un rafforzamento della giurisdizione locale istituendo cassazioni regionali che controllino la legalità dell’operato dei giudici, riservando alla Cassazione Centrale la elaborazione dei grandi principi, che siano vincolanti per tutti i giudici della Repubblica. Con cinquanta magistrati si farebbe tutto e gli altri 350 potrebbero incominciare a lavorare altrove.
Carlo Taormina
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