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L’EVOLUZIONE DEL QUADRO POLITICO DURANTE E DOPO IL GOVERNO MONTI
 
Mai come in questo momento il centro destra aveva necessità che Berlusconi si dedicasse anima e corpo alla ricostruzione ed al rilancio della politica e della cultura liberale. Aveva cominciato bene, anzi benissimo, ma con l’andare del tempo, soprattutto per aver voluto fare tutto e per aver impedito che altri facessero, ha disperso un incalcolabile patrimonio e oggi il rischio della diaspora, preannunciato dal distacco di Fini, sarebbe stato altissimo, se continuando nell’opera di governo, necessariamente sempre più fallimentare per la mondialità della crisi economica, avesse dovuto continuare a non interessarsi del partito e delle possibili coalizioni. Di liberismo e liberalismo se ne sono visti sempre meno nell’azione di governo dal punto di vista della individuazione delle misure per fronteggiare la crisi e questo fatto è stato deleterio perché gli insuccessi che hanno determinato la caduta dell’Esecutivo sono stati vissuti come limiti dell’impostazione politica ed economica del centrodestra ed hanno causato divaricazioni nelle aggregazioni politiche e disaffezione dell’elettorato.
Non credo che il Terzo Polo si stia incamminando nel successo che propagandisticamente si cerca di far credere. Esso ha giocato un ruolo importante nella caduta di Berlusconi, ma questa caduta ne fa venir meno molta parte del mordente esibito da Casini. Nella riaggregazione che seguirà alla chiusura della pagina politica di Berlusconi capo del Governo, è molto complicata la collocazione del Terzo Polo: la sua associazione al Partito Democratico ne decreterebbe il ridimensionamento di una forza secondo me sopravvalutata, senza contare l’inevitabile scontro da mettere tra le cose sicure, tra Fini e Casini, da sempre in concorrenza per la leadership di qualcosa. Venuto meno al potere interdittivo nei confronti di Berlusconi, l’isolamento non appare più coltivabile da Casini e company e l’accorpamento, senza entrare nel merito delle possibili formule, tra le componenti del centrodestra appare ineludibile. In questo quadro, se la Lega Nord dovesse tornare ad accentuare la sua vocazione nordista, non è più ipotizzabile il ritorno ad una coalizione con le forze di centrodestra e,  per ragioni ormai chiare, nemmeno con il centrosinistra. Questo significa che la posizione di forza di opposizione, magari costruttiva per i forti interessi della piccola imprenditoria che la Lega Nord da sempre rappresenta , che già oggi essa si è ritagliata, potrebbe continuare ad essere una sua caratteristica con un congelamento di consenso elettorale non dissimile da quanto accadde al MSI della prima Repubblica.
Ma i grandi rivolgimenti che condizioneranno le componenti politiche fin qui prese in considerazione riguarderanno sicuramente il Partito Democratico e il Popolo della Libertà. Non mette conto discutere del futuro dell’Italia dei Valori che si è nutrito fino ad oggi esclusivamente di antiliberlusconismo: in un riassetto della politica che si sganci dalla logica della contrapposizione violenta e faccia registrare un ritorno al partitismo in senso proprio, lo spazio per il movimentismo si assottiglierà sempre più e non è peregrino  pensare che la compagine di Di Pietro possa assumere un ruolo anch’esso di opposizione al pari della Lega Nord e, in un’ottica suicida, di quel che dovesse residuare del Terzo Polo, anche se si tratta di una eventualità non facilmente diagnosticabile.
Ho l’impressione che non sia conseguenza di solo tatticismo l’abbassamento del tasso di radicalismo delle componenti a sinistra del Partito Democratico. Se si eccettuano alcuni estremismi ideologici, da Vendola a Diliberto e a Ferrero provengono segnali importanti di una lezione imparata non solo dal fallimento del Governo Prodi ma soprattutto dall’evoluzione mondiale della sinistra, per collocarsi in una dimensione statalista ma meno chiusa particolarmente all’economia di mercato, naturalmente con tutta le modulazioni del caso. Sono notazioni, queste, che fanno prevedere un riassestamento del rapporto di queste forze con il Partito Democratico, ma al tempo stesso è complicato immaginare che quest’ultimo possa mantenere la sua attuale identità. L’accorpamento con le componenti, certo dal radicalismo molto attenuato, ma sicuramente più ideologizzate, produrrà l’effetto di sganciamento della cifra cattolica presente nel partito di Bersani: l’esempio della Binetti è da ritenere, sotto questo profilo, emblematico giacchè rispetto a valori irrinunciabili, nel quadro della chiarificazione delle posizioni che inevitabilmente costituirà la caratteristica del nuovo periodo che ora comincia, sarebbe illogico non mettere nel conto la ricollocazione di quelle forze cattoliche in un disegno ben determinato.
Il popolo della Libertà non potrà non costituire il terreno delle manovre più complicate ma anche più agevolmente individuabili. Intanto, c’è un vizio di origine che è stato la causa dello sfascio conclusosi con la caduta di Berlusconi come vertice del Governo. L’aggregazione in un partito unico di due componenti come erano Alleanza Nazionale e Forza Italia era impossibile ed è stata una iattura perché il liberalismo proprio della creatura di Berlusconi era ed è inconciliabile con lo statalismo dei vecchi gregari di Fini e proprio in ciò risiede molta parte delle ragioni per le quali il disegno riformatore dell’ex premier non ha avuto sostanzialmente seguito. Credo che la chiarificazione diventerà d’obbligo e la scissione farà molto bene al centrodestra perché, vivendo ciascun partito le caratteristiche che lo dividono dall’altra, sarà possibile raccogliere più ampio e più convinto consenso elettorale.
Ma i malesseri del Popolo della Libertà non sono soltanto quelli derivati da una fusione impossibile come quella consumata all’atto della sua nascita. Scalpitano le forze cattoliche perché il liberismo economico che sta alla base della nascita di Forza Italia e transitato nel Popolo della Libertà pur se scarsamente applicato, non può, nella sua essenzialità, coniugarsi – o quanto meno non è stato coniugato – con le esigenze di solidarietà legate alla dottrina sociale della Chiesa, operazione, questa, che richiedeva un attenzione tutta speciale in modo da mettere adeguatamente insieme individualismo e sua compenetrazione con la sollecitazione e lo sviluppo delle potenzialità in funzione di una evoluzione e una crescita della personalità umana.
Un ragionamento analogo potrebbe essere effettuato per la componente socialista del Popolo della Libertà, ma il problema non ha la dimensione della questione relativa al mondo cattolico anche perché la possibilità di omogeneizzare un moderno socialismo di tipo craxiano con il liberismo e il liberismo è operazione non facilissima ma nemmeno difficile.
Delle premure del mondo cattolico presente nel Popolo della Libertà si è fatto carico reiteramente Claudio Scaiola, non casualmente ritenuto assai vicino al partito di Casini ed io credo che da qui possa prendere le mosse la scomposizione all’insegna del ricompattamento delle forze cattoliche presenti in tutti gli schieramenti.
Il nostro partito di LEGA ITALIA, di profonda ispirazione liberale e ad alto tasso di compenetrazione con i valori del mondo cattolico nonché più ampiamente interprete dei valori cristiani e per tutte queste ragioni saldamente presente nel centrodestra e non compatibile con qualsiasi sinistra, ritrova, nei rivolgimenti ormai in atto, la sua fondamentale funzione e vocazione nell’aggregazione delle forze cattoliche e di quelle che hanno comunque a fondamento i valori cristiani, si tratti di quelle in uscita dal Partito Democratico, di quelle provenienti dal Popolo della Libertà e di ogni altra. Si tratta di un obiettivo esaltante e che resta in perfetta linea con il valore assoluto della Seconda Repubblica costituita dal Bipolarismo e quindi al di fuori di logiche dal Terzo Polo. E’ evidente che tutto ciò determina l’esigenza di prendere in considerazione i rapporti con il partito di Casini, che noi riteniamo, come detto prima, alla ricerca di una collocazione che potrebbe evidentemente essere quella di un accorpamento con ciò che sarà dello scomposto Popolo della Libertà per le ragioni in precedenza indicate, ma potrebbe averne anche un’altra, esattamente quella che può far capo a LEGA ITALIA.
Il partito di LEGA ITALIA, che già ha realizzato aggregazioni con altre componenti di ispirazione cattolica e solidaristica, si pone nel nuovo panorama politico come polo di ispirazione cattolica e cristiana di assoluta affinità con il partito di Casini, purchè in chiaro allineamento nel nuovo centrodestra a conformazione, dunque, cattolico liberale.
Nell’attesa che questo disegno si realizzi, LEGA ITALIA si propone come forza politica di aggregazione di tutti i contributi che rispettino quella ispirazione, pronta in un futuro quanto più vicino possibile alla individuazione della formula migliore per coordinarsi con il partito di Casini nel quadro di tutte le atre forze del centrodestra.
A questa visione, che vuole essere anche una previsione sulla quale LEGA ITALIA scommette già da oggi, non può essere opposta l’idea della costituzione di un grande partito dei moderati che dovrebbe sostanzialmente coincidere con un centrodestra allargato almeno ad una parte del così detto Terzo Polo. Già nel 2006 , quando Casini stava con Berlusconi, la Lega Nord e Alleanza Nazionale, fu tentata la costruzione del Partito dei Moderati e fu anche approvato da cento firme di associazioni culturali, partiti e centri vari, ma l’esperimento fallì miseramente. La ragione per la quale questo ipotetico partito, ed in ciò Scaiola sbaglia decisamente, sono le stesse per le quali in parte si è registrato il fallimento – come partito – di Forza Italia è totalmente del Popolo della Libertà. Le diversità ideali – e persino ideologiche – fra le varie componenti condannate sicuramente a convivere in un partito di questo genere, rende utopistico il disegno: socialisti, liberali, cattolici, statalisti e quant’altro possono confrontarsi e coesistere ma non convivere; ed è anche giusto che non possono dare luogo ad una forza unitaria, esposta a rischi e scricchioli alla prima difficoltà.
Quel che è possibile, ed anzi auspicabile, non è il partito dei moderati ma la Coalizione dei Moderati attraverso la quale le identità non risultino sacrificate ma vi sia una evidente ricerca di ciò che unisce rispetto a ciò che divide. Ed in questo senso LEGA ITALIA è pienamente disponibile per rappresentare – con Casini preferibilmente ma anche senza – il mondo cattolico liberale, a condizione della individuazione di regole e discipline di coalizione che mettano al riparo da spaccature e disarmonie sul piano degli obiettivi principali.
 
 
Carlo Taormina
Presidente LEGA ITALIA