News da LEGA ITALIA
Login
|
FISCO ITALIANO DA ROTTAMARE
di Massimo Maspoli, Responsabile Nazionale Economico-fiscale di LEGA ITALIA
19/8/2010 - Tutti voi siete a conoscenza delle problematiche inerenti le automobili, euro 0 , 1 ecc., bene ora supponiate di possedere un automobile euro 0, ma che serve perfettamente al vostro scopo e che magari ha anche un valore affettivo, sicuramente sarà un auto datata che avrà bisogno di svariati interventi di manutenzione e che vi creerà problemi per i vari divieti di circolazione ormai esistenti, quindi vostro malgrado anche a prezzo di sacrificio dovrete necessariamente, a meno di sopportare tutte le restrizioni imposte dalla normativa, provvedere all'acquisto di un mezzo nuovo magari euro 5 o addirittura 6.
Ebbene oggi il fisco italiano e' un euro 0 e come tale va rottamato!!!
Lega Italia si propone di portare avanti una "rottamazione" del fisco italiano attraverso una riforma completa dello stesso basata su poche norme chiare e precise, e che si fonda su un principio basilare e fondante cioè:
a prescindere dalla tipologia di reddito professionale, di impresa o da lavoro subordinato, tutte le spese sostenute per la produzione del reddito stesso devono poter essere detratte!!!!
E questo deve essere il principio fondante di una nuova fiscalità che sia vicina al contribuente e che non si ponga, come invece avviene oggi, come nemico del cittadino, ogni cittadino/contribuente dovrà pagare le sue imposte a cuor leggero perché saprà che sono giuste ed eque.
Anche a sostegno di una nuova fiscalità occorre intervenire pesantemente per scardinare la corporazione bancaria obbligando gli istituti di credito ad erogare finanziamenti sia al privato cittadino, ma anche e soprattutto alle imprese con maggiore riguardo nei confronti delle piccole imprese; artigiani commercianti e liberi professionisti sono il tessuto vitale di questa nazione, senza contare la miriade di piccole imprese classificate come industria, quando non sono null'altro che degli artigiani un pò più grandi non ancora sufficientemente strutturati per affrontare la stretta del credito operata da tutti gli istituti di credito, e che oltretutto non possono contare su tutta una serie di aiuti di stato che da sempre sono stati riservati solo ed esclusivamente alle grandi imprese; Fiat docet.
Un piccolo intervento potrebbe essere la costituzione di un organismo nazionale di controllo sull'erogazione del credito che sovraintenda ad ogni richiesta ed a cui il cliente bancario possa rivolgersi, per la rivalutazione della pratica, qualora ritenga che un eventuale diniego al credito richiesto sia ingiustificato e che possa, verificata la fondatezza del reclamo, obbligare l'istituto di credito alla erogazione, già oggi il cliente bancario che si vede rifiutare un prestito, ma che ritiene di averne i requisiti, può fare "ricorso" al prefetto con appositi moduli e vedersi chiariti i motivi del diniego, ma non vi è la possibilità di intervenire obbligando l'ente all'erogazione; ed è per questo che intendiamo andare oltre con un ente apposito che abbia anche poteri decisionali e non solo consultivi.
Nella fattispecie fiscale occorrono interventi strutturali volti a garantire ai cittadini sgravi tali che possano venire reimpiegati nei consumi quotidiani; occorre quindi, e qui mi ricollego al principio fondante sopra citato, un sistema di imposizione fiscale che permetta a chiunque di poter detrarre dalla base imponibile le spese effettivamente sostenute per la produzione del reddito, ancorché da lavoro dipendente.
Perché ad esempio ad un lavoratore dipendente pendolare non è concesso portare in detrazione l'abbonamento del treno che necessariamente deve pagare per recarsi al lavoro?? in base al principio fiscale di inerenza delle spese un costo di questo genere dovrebbe giustamente poter essere portato in detrazione proprio sulla base che è strettamente connesso alla produzione del reddito; no treno no lavoro!!.
Questo era solo un esempio. ma potremmo perderci tutta la giornata a cercarne altri, insomma riassumendo questa ipotesi deve essere valida per tutte quelle casistiche di spesa che, oggi, ogni lavoratore, subordinato o meno, deve sostenere per produrre quel reddito che produce imposte per lo stato e consumi per l'economia globale.
Ma per ottenere un sistema fiscale siffatto occorre anche che la categoria dei lavoratori dipendenti venga fiscalmente acculturata sul costo occulto che non viene, accuratamente, espresso in busta paga, e che grava altresì sul datore di lavoro; quota contributiva a carico del datore, IRAP sulle retribuzioni erogate ecc.
Questi costi devono quindi essere espressi in busta paga affinché il lavoratore possa prenderne coscienza e dopodiché porre fine al sistema del sostituto d'imposta, sistema in cui è il datore di lavoro a trattenere le imposte direttamente dalla busta paga e le versa all'erario, e lasciare al dipendente l'incombenza di versarsi le proprie imposte, magari con una formula trimestrale. Sicuramente un ipotesi del genere troverebbe la netta opposizioni delle parti sindacali che hanno tutto l'interesse a mantenere i propri iscritti, e tutti i lavoratori in genere, in un limbo di ignoranza tale da evitare che il dipendente possa affezionarsi alla causa del datore di lavoro una volta edotto sui veri costi del proprio rapporto di lavoro.
E' quindi venuto anche il momento di ridimensionare il potere sindacale, non in termini di rappresentanza dei propri iscritti, elemento principale della loro stessa esistenza, bensì come potere economico occulto che gli innumerevoli governi di sinistra gli hanno regalato.
Sono infatti presenti, in forza di norme legislative, obbligatoriamente in innumerevoli consigli di amministrazione molto ben retribuiti, uno su tutti l'INPS.
I consigli di amministrazione degli enti statali devono essere espressione del Parlamento e quindi del popolo, e non anche del sindacato, che comunque non è un ente pubblico.
Occorre tornare quindi ad un concetto basilare di equità fiscale, sicuramente combattere in maniera forte e decisa l'evasione fiscale, ma anche non produrre effetti discriminanti tra contribuente e contribuente come avviene ad esempio con l'IRAP.
E' assurdo, per non dire vergognoso, che le imprese e gli imprenditori italiani paghino un imposta sui costi e non sul reddito effettivamente prodotto, mi riferisco sempre all'IRAP, per fare un esempio è come se un privato cittadino che avesse acquistato casa con un mutuo dovesse a fine anno oltre che pagare le imposte sul suo reddito pagare un ulteriore 4,25% sugli interessi passivi pagati sul mutuo, molto grossolanamente ciò è quello che succede agli imprenditori italiani.
Il primo costo che più incide sulla base imponibile IRAP è proprio il costo del lavoro dipendente, e si vogliono incentivare le assunzioni?? altra perversione è data che ulteriore base imponibile è rappresentata dagli interessi passivi pagati, bancari o quant'altro, vorrei sapere quali imprenditori oggi riescono a non attingere al credito per andare avanti.
Purtroppo una rivoluzione radicale del sistema fisco non è sicuramente attuabile in tempo zero, ma necessita di uno studio approfondito per riscrivere integralmente tutto il testo unico delle imposte; però in una fase di transizione è possibile intervenire per migliorare quanto oggi è esistente e preparare il paese a una nuova fiscalità, in ogni caso ci proponiamo di non mettere le mani nelle tasche dei cittadini. Sembrerà banale dirlo, visto che tutti lo sostengono, ma noi ci crediamo veramente; non intendiamo aumentare dunque la pressione fiscale. Anzi lo sforzo sarà orientato a ridurla. Fermo restando l'obiettivo di contrasto e di recupero dell'evasione fiscale.
Il nostro impegno potrà essere all'opposto sul lato della spesa pubblica, che intendiamo ridurre nella sua parte eccessiva, non di garanzia sociale, e perciò comprimibile. A partire dal costo della politica e dell'apparato burocratico (ad esempio delle Province ed Enti inutili).
Dentro la struttura della nostra finanza pubblica, come si è via via formata in questi ultimi trenta anni, vediamo emergere 5 punti caratteristici essenziali:
1) l'attivo è superiore al passivo. Il patrimonio pubblico è in specie superiore al debito pubblico;
2) tutto il passivo è collocato come debito pubblico sul mercato, mentre la parte di attivo che potrebbe essere collocata e valorizzata sul mercato, fatta da azioni, aziende, immobili, crediti, diritti di concessione, etc. è ancora in mano pubblica;
3) simmetricamente, il grosso del risparmio privato è direttamente ed indirettamente investito in passività e non in attività;
4) mentre quasi tutto il debito pubblico è del governo centrale, il grosso del patrimonio pubblico che può essere collocato e valorizzato sul mercato - circa i due terzi del totale - è dei governi locali). Da ultimo, mentre il governo centrale tende a privatizzare, molti Governi locali seguono il processo opposto tendendo a pubblicizzare;
5) mentre quasi tutto il prelievo fiscale è centrale, la parte crescente della spesa pubblica discrezionale è locale.
La proposta è un grande e libero accordo che:
- realizzi il federalismo fiscale solidale, di cui all'art.119 della Costituzione;
- riduca il debito dello Stato, immettendo sul mercato una quota corrispondente di patrimonio pubblico, offrendo a risparmiatori ed operatori economici
maggiori e migliori opportunità di investimento.
Siamo quindi a favore del progetto di federalismo di cui oggi si parla tanto, ma abbiamo intenzioni di intrometterci nella discussione per il federalismo così come proposto dalla bozza Calderoli, con una maggiore attenzione alle regioni più povere, e quindi federalismo sì ma solidale e con una attenzione particolare all'eliminazione delle province attraverso una riforma delle competenze comunali, dove i comuni più piccoli, ormai strozzati da costi gestionali possano, per esempio, diventare delle frazioni di un comune più grosso che prenderà anche il posto della provincia, senza eliminare fisicamente la piccola entità comunale, ma togliendo solo l'onere amministrativo che confluirà nel comune principale.
Gli effetti finali attesi sono:
- la riduzione del debito pubblico
- un minore costo del debito pubblico residuo
- una maggiore trasparenza, una maggiore responsabilità ed efficienza della spesa pubblica
- la riorganizzazione e la digitalizzazione della pubblica amministrazione, il rilancio dell'economia.
Solo su questa base, non aumentando le tasse sul reddito fisso, sulla casa, sul risparmio, sulle partite IVA, ma abbattendo la manomorta del debito pubblico, l'Italia può ripartire.
A questo scopo alcune proposte in linea generale possono essere:
- detassazione degli utili reinvestiti in attività produttive
- prosecuzione e sviluppo della riduzione del cuneo fiscale
- detassazione integrale degli straordinari
- rimborsi IVA in tempo commerciale (da 60 a 90 giorni), per lasciare liquidità nelle imprese
- obbligo di versamento IVA solo dopo il reale incasso della fattura, per non penalizzare le imprese che già hanno problemi di clientela insolvente senza alcuna limitazione rispetto al volume di affari
- Abolizione totale della tassa sulle piccole insegne commerciali
- Graduale progressiva riduzione dell’IRAP sino alla completa sostituzione dell'imposta con una tassa sul reddito e non più sui costi
- Riduzione IVA sul turismo
- Microcredito sino a 50.000,00 €.: superare da un lato l’usura e dall’altro lato il costo delle banche, utilizzando appropriati enti per combinare la massa del microrisparmio con la domanda di microfinanziamenti per piccoli investimenti produttivi. Soprattutto da parte dei giovani
- Obiettivo di portare la pressione fiscale almeno sotto il 35/40% del prodotto interno lordo, con focalizzazione sulla famiglia. In particolare, si terrà conto della composizione del nucleo familiare (quoziente familiare), del lavoro della casalinga, dei disabili e degli anziani a carico.
- Avanzamento delle misure di contrasto all’evasione fiscale: riforma della riscossione esattoriale, potenziamento della partecipazione dei Comuni all’accertamento tributario. Nuove misure per attivare il contrasto d’interessi tra prestatori di servizi e consumatori sul modello della detrazione del 36% per i lavori dell’edilizia abitativa anche dei confronti degli inquilini.
- Riforma degli studi di settore che sono alla base degli accertamenti tributari partendo dalla conoscenza oggettiva delle realtà territoriali. In questa logica coinvolgendo anche i Comuni.
- Riforma delle professioni intellettuali, con il riconoscimento delle nuove professioni.
- Eliminazione della figura del sostituto d’imposta
- Detrazione IRPEF più alta per lavoratori dipendenti
- Riduzione delle aliquote IRPEF
- Credito d'imposta per le lavoratrici in relazione alla spese per i figli
- Meno tasse sul salario di produttività
- Semplificazioni fiscali per più di 2 milioni di imprenditori
- Riforma della politica degli assegni familiari con significativi aumenti
- Detraibilità di una quota fissa dell'affitto e tassazione del reddito da locazioni con un'aliquota fissa
- Deducibilità di spese aumentando il tetto della quota sui mutui per l'acquisto della prima casa e diminuizione della franchigia sulle spese mediche tornando al sistema della deduzione dal reddito e non detrazione dall'imposta
- Detraibilità dei costi per il lavoro autonomo con l'eliminazione delle norme fiscali che impongono tetti alla deducibilità dei costi, ma detrazione nella misura in cui sono inerenti l'attività esercitata
- Creazione di un istituto legislativo che permetta a chi inizia una nuova attività di concordare con l'Agenzia della Entrate un regime fiscale agevolato con aliquote ad hoc.
Ci sarebbero altre decine, se non centinaia di argomenti da toccare, ma chiudo con un concetto fondamentale: ogni contribuente deve fare fronte alle imposte in misura proporzionale al proprio reddito, ma oggi purtroppo questo concetto è stato stravolto ed é ora di porvi rimedio.
|