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IL GOVERNO MONTI TRA INCOSTITUZIONALITA’ E CONFLITTI DI INTERESSE
Le verbose dichiarazioni programmatiche di Mario Monti, capaci di suscitare anche una certa tristezza e le precisazioni con le quali ha voluto respingere l’accusa di essere lui e il suo governo espressione dei così detti poteri forti, non servono a nascondere la realtà.
La finanza mondiale è stata la causa della crisi planetaria. Di questa finanza Monti è espressione emblematica. Nel Governo stanno banchieri e managers imprenditoriali o boiardi di Stato ai quali risale la responsabilità dello sfascio del nostro Paese. I professori che sono stati chiamati a svolgere un ruolo primario, a prescindere dalla loro indiscutibile competenza, non appartengono alle università statali ma sono stati scelti tra istituzioni (Cattolica, Bocconi, Luiss, Politecnico di Torino) notoriamente riconducibili a centri di interesse che certamente non appartengono alle università pubbliche, dalle quali sembra che si debbono prendere le distanze.
E’ semplicemente vergognoso l’atteggiamento della maggior parte delle forze politiche, a cominciare da quelle – PD e PDL – che si sono sbranate fino a ieri e che oggi inneggiano a questo personaggio la cui pericolosità per la nostra democrazia è innegabile come lo sarà l’impopolarità delle scelte che ha preannunciato. Meraviglia soprattutto il sostegno da Berlusconi assicurato a Monti che è sostanzialmente il suo carnefice in base ad una operazione fatta a tavolino , con la quale si è calpestata la Costituzione Repubblicana. Deve essere detto con chiarezza che questo unanimismo di tutte le componenti politiche, ad esclusione di alcune le quali ipocritamente non hanno mancato di ammiccare al messia parlando di attenzione che sarà riservata di volta in volta alle iniziative del Governo, può considerarsi la migliore dimostrazione che i poteri forti, i quali non stanno dentro a stanze segrete ma dentro ai partiti senza distinzione di colore, sono la base del governo Monti che pensa e penserà solo e soltanto a mettere a posto banche e banchieri facendo pagare ai cittadini la loro bancarotta. Ed espressione dei poteri forti, più di ogni altro rischia di apparire proprio Berlusconi, forse perché tiene famiglia e deve riguadagnare quanto ha perso in borsa.
Sembra quasi che Berlusconi ci voglia fregare, mi riferisco a noi liberali, per l’ennesima volta, ma adesso sarebbe colpevole ed ottuso cadere nella trappola. Anche chi ha avversato Berlusconi, non per i suoi ideali, anzi condivisi, ma per il modo di esercitare la politica, aveva scelto la strada di tutelarlo e di farlo riemergere in tutte le sue capacita dopo la caduta, anche perchè troppi erano e sono i topi usciti e che stanno uscendo dalle fogne. La capriola di assicurare forza al governo Monti, fa nuovamente cascare le braccia perchè fa pensare che i due – Berlusconi e Monti – siano della stessa pasta. Si era sperato che tornando a sostenere Berlusconi si potesse puntare su un rilancio della cultura e della politica liberale, tanto imbrattata dai bunga bunga e dalle cricche, ma la delusione è di nuovo dietro l’angolo. Del resto i due – Monti e Berlusconi – hanno una cosa che sicuramente li accomuna, anche se Monti è certamente, sotto questo profilo, più grande di lui. Da quando è sceso in campo, Berlusconi è stato giustamente perseguitato dal conflitto di interessi. Ebbene, il conflitto di interessi di Monti è mondiale perchè non può non essere il guardiano delle banche, della finanza, delle grandi concentrazioni industriali alle quali regalerà pensioni di loro comodo e modifiche della disciplina del lavoro da capestro. Non c’è, come se non bastasse, quasi nessuno del suo governo che non viva nello stesso conflitto di interessi per il legame che ha con le banche, con Confindustria, col Capitale allo stato puro da cui proviene. E non può non essere sottolineata ancora una volta la presa di posizione di tutte le forze politiche – o quasi – che di questo conflitto di interessi, sul quale hanno basato la lotta politica per diciassette anni, non ne parlino più con riferimento a Monti. E nemmeno Berlusconi, questa è la cosa più grave |
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L’EVOLUZIONE DEL QUADRO POLITICO DURANTE E DOPO IL GOVERNO MONTI
Mai come in questo momento il centro destra aveva necessità che Berlusconi si dedicasse anima e corpo alla ricostruzione ed al rilancio della politica e della cultura liberale. Aveva cominciato bene, anzi benissimo, ma con l’andare del tempo, soprattutto per aver voluto fare tutto e per aver impedito che altri facessero, ha disperso un incalcolabile patrimonio e oggi il rischio della diaspora, preannunciato dal distacco di Fini, sarebbe stato altissimo, se continuando nell’opera di governo, necessariamente sempre più fallimentare per la mondialità della crisi economica, avesse dovuto continuare a non interessarsi del partito e delle possibili coalizioni. Di liberismo e liberalismo se ne sono visti sempre meno nell’azione di governo dal punto di vista della individuazione delle misure per fronteggiare la crisi e questo fatto è stato deleterio perché gli insuccessi che hanno determinato la caduta dell’Esecutivo sono stati vissuti come limiti dell’impostazione politica ed economica del centrodestra ed hanno causato divaricazioni nelle aggregazioni politiche e disaffezione dell’elettorato.
Non credo che il Terzo Polo si stia incamminando nel successo che propagandisticamente si cerca di far credere. Esso ha giocato un ruolo importante nella caduta di Berlusconi, ma questa caduta ne fa venir meno molta parte del mordente esibito da Casini. Nella riaggregazione che seguirà alla chiusura della pagina politica di Berlusconi capo del Governo, è molto complicata la collocazione del Terzo Polo: la sua associazione al Partito Democratico ne decreterebbe il ridimensionamento di una forza secondo me sopravvalutata, senza contare l’inevitabile scontro da mettere tra le cose sicure, tra Fini e Casini, da sempre in concorrenza per la leadership di qualcosa. Venuto meno al potere interdittivo nei confronti di Berlusconi, l’isolamento non appare più coltivabile da Casini e company e l’accorpamento, senza entrare nel merito delle possibili formule, tra le componenti del centrodestra appare ineludibile. In questo quadro, se la Lega Nord dovesse tornare ad accentuare la sua vocazione nordista, non è più ipotizzabile il ritorno ad una coalizione con le forze di centrodestra e, per ragioni ormai chiare, nemmeno con il centrosinistra. Questo significa che la posizione di forza di opposizione, magari costruttiva per i forti interessi della piccola imprenditoria che la Lega Nord da sempre rappresenta , che già oggi essa si è ritagliata, potrebbe continuare ad essere una sua caratteristica con un congelamento di consenso elettorale non dissimile da quanto accadde al MSI della prima Repubblica.
Ma i grandi rivolgimenti che condizioneranno le componenti politiche fin qui prese in considerazione riguarderanno sicuramente il Partito Democratico e il Popolo della Libertà. Non mette conto discutere del futuro dell’Italia dei Valori che si è nutrito fino ad oggi esclusivamente di antiliberlusconismo: in un riassetto della politica che si sganci dalla logica della contrapposizione violenta e faccia registrare un ritorno al partitismo in senso proprio, lo spazio per il movimentismo si assottiglierà sempre più e non è peregrino pensare che la compagine di Di Pietro possa assumere un ruolo anch’esso di opposizione al pari della Lega Nord e, in un’ottica suicida, di quel che dovesse residuare del Terzo Polo, anche se si tratta di una eventualità non facilmente diagnosticabile.
Ho l’impressione che non sia conseguenza di solo tatticismo l’abbassamento del tasso di radicalismo delle componenti a sinistra del Partito Democratico. Se si eccettuano alcuni estremismi ideologici, da Vendola a Diliberto e a Ferrero provengono segnali importanti di una lezione imparata non solo dal fallimento del Governo Prodi ma soprattutto dall’evoluzione mondiale della sinistra, per collocarsi in una dimensione statalista ma meno chiusa particolarmente all’economia di mercato, naturalmente con tutta le modulazioni del caso. Sono notazioni, queste, che fanno prevedere un riassestamento del rapporto di queste forze con il Partito Democratico, ma al tempo stesso è complicato immaginare che quest’ultimo possa mantenere la sua attuale identità. L’accorpamento con le componenti, certo dal radicalismo molto attenuato, ma sicuramente più ideologizzate, produrrà l’effetto di sganciamento della cifra cattolica presente nel partito di Bersani: l’esempio della Binetti è da ritenere, sotto questo profilo, emblematico giacchè rispetto a valori irrinunciabili, nel quadro della chiarificazione delle posizioni che inevitabilmente costituirà la caratteristica del nuovo periodo che ora comincia, sarebbe illogico non mettere nel conto la ricollocazione di quelle forze cattoliche in un disegno ben determinato. |
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COMUNICATO STAMPA RIASSUNTIVO DELLA CONFERENZA DEL 1 Dicembre 2011
Presentata ai giornalisti la “Coalizione di Centro” all’Hotel Nazionale in Piazza Montecitorio a Roma. Il primo nucleo della coalizione, costituito da LEGA ITALIA di Carlo Taormina, dalla Democrazia Cristiana, dal Movimento Italiano Disabili, dal Partito Popolare Sicurezza e Difesa e dalla Federazione Nazionale Lavoratori, ha espresso piena consonanza per la realizzazione di un forte ed ampio impegno in politica del mondo cattolico – liberale.
La coalizione valuta negativamente l’esperienza del Governo Monti per avere compresso, con il ruolo protagonista del Capo dello Stato, elementari principi di democrazia e norme fondamentali della Costituzione Repubblicana, ma ha espresso anche un duro giudizio negativo sulle modalità di gestione della politica, anche dal punto di vista morale, da parte di Berlusconi.
Prevedendo una scomposizione del quadro politico nel centrodestra, la coalizione intende porsi come catalizzatrice della diaspora del Popolo della Libertà e dello stesso Partito Democratico con riferimento alle componenti cattoliche, per restituire moralità e meritocrazia alle istituzioni e alla società civile.
La Coalizione ha preannunciato una sua speciale attenzione ai rapporti tra Unione Europea e gli Stati aderenti, riconoscendo la impossibilità che l’impianto attuale, basato su scelte tecnocratiche e non democratiche, si traduce in una espropriazione della sovranità dei Popoli in misura non accettabile e che è all’origine di tante difficoltà economiche dell’Italia.
La Coalizione ha auspicato l’ingresso di altre forze politiche sostenute dal medesimo intento aggregatore del mondo cattolico ed in tal senso ha rivolto un invito all’UDC di Pierferdinando Casini ad unirsi al gruppo.
E’ stata decisa la costituzione di un Ufficio Politico della Coalizione, composto da un rappresentate per ciascuno dei partiti aderenti, il cui primo obiettivo sarà la elaborazione delle regole cui dovrà attenersi la Coalizione di Centro nell’iniziativa politica e nelle competizioni elettorali.
Carlo Taormina
Presidente LEGA ITALIA
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