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LE RAGIONI DELL’IMPEGNO
 
di Gaetano Perna, vice presidente di LEGA ITALIA
 

 

Il nuovo assetto della politica nazionale, sempre più improntato al livellamento (o addirittura all’annullamento) delle diverse identità politiche e ad una gestione sempre più verticistica del potere, mi hanno portato a non riconoscermi più in ciò che nel 1994 mi aveva convinto a “scendere in campo” in politica, cosi come fece anche l’amico Carlo Taormina.  
 
I riflessi di detta demotivante deriva politica, sono ben evidenti nell’attuale assetto dei partiti, del cui operato non possiamo che rammaricarci, soprattutto, per quanto riguarda ciò che ci sta più a cuore e che abbiamo contribuito a far crescere con tanto impegno e dedizione.
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IL GOVERNO MONTI TRA INCOSTITUZIONALITA’ E CONFLITTI DI INTERESSE

 
Le verbose dichiarazioni programmatiche di Mario Monti, capaci di suscitare anche una certa tristezza e le precisazioni con le quali ha voluto respingere l’accusa di essere lui e il suo governo espressione dei così detti poteri forti, non servono a nascondere la realtà.
La finanza mondiale è stata la causa della crisi planetaria. Di questa finanza Monti è espressione emblematica. Nel Governo stanno banchieri e managers imprenditoriali o boiardi di Stato ai quali risale la responsabilità dello sfascio del nostro Paese. I professori che sono stati chiamati a svolgere un ruolo primario, a prescindere dalla loro indiscutibile competenza, non appartengono alle università statali ma sono stati scelti tra istituzioni (Cattolica, Bocconi, Luiss, Politecnico di Torino) notoriamente riconducibili a centri di interesse che certamente non appartengono alle università pubbliche, dalle quali sembra che si debbono prendere le distanze.
E’ semplicemente vergognoso l’atteggiamento della maggior parte delle forze politiche, a cominciare da quelle – PD e PDL – che si sono sbranate fino a ieri e che oggi inneggiano a questo personaggio la cui pericolosità per la nostra democrazia è innegabile come lo sarà l’impopolarità delle scelte che ha preannunciato. Meraviglia soprattutto il  sostegno da Berlusconi assicurato a Monti che è sostanzialmente il suo carnefice in base ad una operazione fatta a tavolino , con la quale si è calpestata la Costituzione Repubblicana. Deve essere detto con chiarezza che questo unanimismo di tutte le componenti politiche, ad esclusione di alcune le quali ipocritamente non hanno mancato di ammiccare al messia parlando di attenzione che sarà riservata di volta in volta alle iniziative del Governo, può considerarsi la migliore dimostrazione che i poteri forti, i quali non stanno dentro a stanze segrete ma dentro ai partiti senza distinzione di colore, sono la base del governo Monti che pensa e penserà solo e soltanto a mettere a posto banche e banchieri facendo pagare ai cittadini la loro bancarotta. Ed espressione dei poteri forti, più di ogni altro rischia di apparire proprio Berlusconi, forse perché tiene famiglia e deve riguadagnare quanto ha perso in borsa.
Sembra quasi che Berlusconi ci voglia fregare, mi riferisco a noi liberali, per l’ennesima volta, ma adesso sarebbe colpevole ed ottuso cadere nella trappola. Anche chi ha avversato Berlusconi, non per i suoi ideali, anzi condivisi, ma per il modo di esercitare la politica, aveva scelto la strada di tutelarlo e di farlo riemergere in tutte le sue capacita dopo la caduta, anche perchè troppi erano e sono i topi usciti e che stanno uscendo dalle fogne. La capriola di assicurare forza al governo Monti, fa nuovamente cascare le braccia perchè fa pensare che i due – Berlusconi e Monti – siano della stessa pasta. Si era sperato che tornando a sostenere Berlusconi si potesse puntare su un rilancio della cultura e della politica liberale, tanto imbrattata dai bunga bunga e dalle cricche, ma la delusione è di nuovo dietro l’angolo. Del resto i due – Monti e Berlusconi – hanno una cosa che sicuramente li accomuna, anche se Monti è certamente, sotto questo profilo, più grande di lui. Da quando è sceso in campo, Berlusconi è stato giustamente perseguitato dal conflitto di interessi. Ebbene, il conflitto di interessi di Monti è mondiale perchè non può non essere il guardiano delle banche, della finanza, delle grandi concentrazioni industriali alle quali regalerà pensioni di loro comodo e modifiche della disciplina del lavoro da capestro. Non c’è, come se non bastasse, quasi nessuno del suo governo che non viva nello stesso conflitto di interessi per il legame che ha con le banche, con Confindustria, col Capitale allo stato puro da cui proviene. E non può non essere sottolineata ancora una volta la presa di posizione di tutte le forze politiche – o quasi – che di questo conflitto di interessi, sul quale hanno basato la lotta politica per diciassette anni, non ne parlino più con riferimento a Monti. E nemmeno Berlusconi, questa è la cosa più grave
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L’EVOLUZIONE DEL QUADRO POLITICO DURANTE E DOPO IL GOVERNO MONTI
 
Mai come in questo momento il centro destra aveva necessità che Berlusconi si dedicasse anima e corpo alla ricostruzione ed al rilancio della politica e della cultura liberale. Aveva cominciato bene, anzi benissimo, ma con l’andare del tempo, soprattutto per aver voluto fare tutto e per aver impedito che altri facessero, ha disperso un incalcolabile patrimonio e oggi il rischio della diaspora, preannunciato dal distacco di Fini, sarebbe stato altissimo, se continuando nell’opera di governo, necessariamente sempre più fallimentare per la mondialità della crisi economica, avesse dovuto continuare a non interessarsi del partito e delle possibili coalizioni. Di liberismo e liberalismo se ne sono visti sempre meno nell’azione di governo dal punto di vista della individuazione delle misure per fronteggiare la crisi e questo fatto è stato deleterio perché gli insuccessi che hanno determinato la caduta dell’Esecutivo sono stati vissuti come limiti dell’impostazione politica ed economica del centrodestra ed hanno causato divaricazioni nelle aggregazioni politiche e disaffezione dell’elettorato.
Non credo che il Terzo Polo si stia incamminando nel successo che propagandisticamente si cerca di far credere. Esso ha giocato un ruolo importante nella caduta di Berlusconi, ma questa caduta ne fa venir meno molta parte del mordente esibito da Casini. Nella riaggregazione che seguirà alla chiusura della pagina politica di Berlusconi capo del Governo, è molto complicata la collocazione del Terzo Polo: la sua associazione al Partito Democratico ne decreterebbe il ridimensionamento di una forza secondo me sopravvalutata, senza contare l’inevitabile scontro da mettere tra le cose sicure, tra Fini e Casini, da sempre in concorrenza per la leadership di qualcosa. Venuto meno al potere interdittivo nei confronti di Berlusconi, l’isolamento non appare più coltivabile da Casini e company e l’accorpamento, senza entrare nel merito delle possibili formule, tra le componenti del centrodestra appare ineludibile. In questo quadro, se la Lega Nord dovesse tornare ad accentuare la sua vocazione nordista, non è più ipotizzabile il ritorno ad una coalizione con le forze di centrodestra e,  per ragioni ormai chiare, nemmeno con il centrosinistra. Questo significa che la posizione di forza di opposizione, magari costruttiva per i forti interessi della piccola imprenditoria che la Lega Nord da sempre rappresenta , che già oggi essa si è ritagliata, potrebbe continuare ad essere una sua caratteristica con un congelamento di consenso elettorale non dissimile da quanto accadde al MSI della prima Repubblica.
Ma i grandi rivolgimenti che condizioneranno le componenti politiche fin qui prese in considerazione riguarderanno sicuramente il Partito Democratico e il Popolo della Libertà. Non mette conto discutere del futuro dell’Italia dei Valori che si è nutrito fino ad oggi esclusivamente di antiliberlusconismo: in un riassetto della politica che si sganci dalla logica della contrapposizione violenta e faccia registrare un ritorno al partitismo in senso proprio, lo spazio per il movimentismo si assottiglierà sempre più e non è peregrino  pensare che la compagine di Di Pietro possa assumere un ruolo anch’esso di opposizione al pari della Lega Nord e, in un’ottica suicida, di quel che dovesse residuare del Terzo Polo, anche se si tratta di una eventualità non facilmente diagnosticabile.
Ho l’impressione che non sia conseguenza di solo tatticismo l’abbassamento del tasso di radicalismo delle componenti a sinistra del Partito Democratico. Se si eccettuano alcuni estremismi ideologici, da Vendola a Diliberto e a Ferrero provengono segnali importanti di una lezione imparata non solo dal fallimento del Governo Prodi ma soprattutto dall’evoluzione mondiale della sinistra, per collocarsi in una dimensione statalista ma meno chiusa particolarmente all’economia di mercato, naturalmente con tutta le modulazioni del caso. Sono notazioni, queste, che fanno prevedere un riassestamento del rapporto di queste forze con il Partito Democratico, ma al tempo stesso è complicato immaginare che quest’ultimo possa mantenere la sua attuale identità. L’accorpamento con le componenti, certo dal radicalismo molto attenuato, ma sicuramente più ideologizzate, produrrà l’effetto di sganciamento della cifra cattolica presente nel partito di Bersani: l’esempio della Binetti è da ritenere, sotto questo profilo, emblematico giacchè rispetto a valori irrinunciabili, nel quadro della chiarificazione delle posizioni che inevitabilmente costituirà la caratteristica del nuovo periodo che ora comincia, sarebbe illogico non mettere nel conto la ricollocazione di quelle forze cattoliche in un disegno ben determinato.
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COMUNICATO STAMPA RIASSUNTIVO DELLA CONFERENZA DEL 1 Dicembre 2011

 
Presentata ai giornalisti la “Coalizione di Centro” all’Hotel Nazionale in Piazza Montecitorio a Roma. Il primo nucleo della coalizione, costituito da LEGA ITALIA di Carlo Taormina, dalla Democrazia Cristiana, dal Movimento Italiano Disabili, dal Partito Popolare Sicurezza e Difesa e dalla Federazione Nazionale Lavoratori,  ha espresso piena consonanza per la realizzazione di un forte ed ampio impegno in politica del mondo cattolico – liberale.
La coalizione valuta negativamente l’esperienza del Governo Monti per avere compresso, con il ruolo protagonista del Capo dello Stato, elementari principi di democrazia e norme fondamentali della Costituzione Repubblicana, ma ha espresso anche un duro giudizio negativo sulle modalità di gestione della politica, anche dal punto di vista morale, da parte di Berlusconi.
Prevedendo una scomposizione del quadro politico nel centrodestra, la coalizione intende porsi come catalizzatrice della diaspora del Popolo della Libertà e dello stesso Partito Democratico con riferimento alle componenti cattoliche, per restituire moralità e meritocrazia alle istituzioni e alla società civile.
La Coalizione ha preannunciato una sua speciale attenzione ai rapporti tra Unione Europea e gli Stati aderenti, riconoscendo la impossibilità che l’impianto attuale, basato su scelte tecnocratiche e non democratiche, si traduce in una espropriazione della sovranità dei Popoli in misura non accettabile e che è all’origine di tante difficoltà economiche dell’Italia.
La Coalizione ha auspicato l’ingresso di altre forze politiche sostenute dal medesimo intento aggregatore del mondo cattolico ed in tal senso ha rivolto un invito all’UDC di Pierferdinando Casini ad unirsi al gruppo.
E’ stata decisa la costituzione di un Ufficio Politico della Coalizione, composto da un rappresentate per ciascuno dei partiti aderenti, il cui primo obiettivo sarà la elaborazione delle regole cui dovrà attenersi la Coalizione di Centro nell’iniziativa politica e nelle competizioni elettorali.
 
 
Carlo Taormina
Presidente LEGA ITALIA

 

 

CONFERENZA STAMPA 1 Dicembre 2011

 
Giovedì 1 Dicembre 2011, Hotel Nazionale, ore 11, Piazza di Montecitorio 131, con LEGA ITALIA di Carlo Taormina, Democrazia Cristiana, Movimento Italiano Disabili, Partito Popolare Sicurezza e Difesa e Federazione Nazionale Lavoratori, terranno una conferenza stampa per il lancio di una coalizione, aperta ad altre formazioni politiche ed associative, che costituisca il centro di aggregazione delle forze cattoliche e cristiane ad impostazione liberale che intendano realizzare un incisivo e combattivo impegno in politica, attraverso il quale restituire il nostro Paese, le sue istituzioni e la sua classe dirigente ai principi di moralità, del merito e della dottrina sociale della chiesa che gli ultimi venti anni sono stati calpestati o negletti.
L’ingresso del Governo Monti segna una sicura sospensione della democrazia e la degenerazione persino di una istituzione di garanzia come quella del Capo dello Stato. Al tempo stesso, però, costituisce una svolta per rivoluzionare il quadro politico italiano e non solo.
Un corretto revisionismo del bipolarismo e l’esigenza di chiarificazione nelle aggregazioni delle forze in campo onde evitare altri esperimenti di impossibili convivenze di matrici ideali tra loro incompatibili, faranno sì, che possa crearsi uno spazio ampio e decisivo per il mondo dei valori cattolici e cristiani.
 
Carlo Taormina
Presidente di Lega Italia

 

 

 
 

COMUNICATO STAMPA DEL 16 NOVEMBRE 2011

Per quasi vent’anni è stato contestato a Berlusconi il conflitto di interessi che certamente esisteva anche se non vi è prova che l’ex premier se ne sia avvalso a vantaggio personale. Nessuno ora denunzia il colossale conflitto di interessi di Mario Monti, esponente di vertice di quella finanza mondiale che è l’ esclusiva responsabile del crollo dell’economia abbattutasi su tutto il globo terrestre. Come sia possibile pensare che Monti dimentichi la sua storia di banchiere concorrente nella bancarotta nel momento in cui dovrà assumere le decisioni di contrasto della crisi, è difficile comprendere.

Più grave è il giudizio sulla imparzialità del Governo quando si scorge che le attività produttive e le infrastrutture saranno gestite da un personaggio come Corrado Passera, dei cui trascorsi manageriali e di banchiere tutti sono a conoscenza come anche dei poteri forti di cui è alta espressione.

Strano poi l’ostracismo decretato dal governo Monti alle università statali visto che i Ministri ritenuti in grado di esprimere eccellenza sono stati individuati con quelli della Università Cattolica, della Bocconi e della Luiss, tutte portatrici di interessi sicuramente non coincidenti con le ragioni del popolo piuttosto che con quelle delle corporazioni che, per un verso o per l’altro, sono rappresentate da quelle università.

Decisamente negativo è il giudizio sulla nuova compagine governativa, espressione, tanto per essere chiari, di una iniziativa del Presidente della Repubblica sul cui operato si eserciteranno a lungo politologi e costituzionalisti oltre che la storia, per capire quanto sia stata rispettata o calpestata la Costituzione Repubblicana.

 

 

 

                                                      On. Prof. Carlo Taormina

                                                      Presidente di LEGA ITALIA

 
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